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Videosorveglianza Fai da Te

Parliamo di sicurezza, non quella informatica che si combatte a suon di firewall e antivirus, ma di sicurezza della proprietà privata, insomma, di un sistema antifurto per la propria casa. Ovviamente si parla sempre di tecnologia, perché quello che troverete in questo articolo è un sistema di videosorveglianza fai da te, a basso costo, basato sull’uso di videocamere IP. Cercate online “ip cam” e troverete diversi prodotti, che partono da circa 50 euro e arrivano agli oltre 1000. Per questa prova farò riferimento a due prodotti Foscam, azienda specializzata in videocamere di sorveglianza, che offre prodotti interessanti a circa 80 euro, come il modello FI8910W e FI8904W, due telecamere dotate di connessione wireless e visione notturna, per ambienti interni ed esterni.

Nonostante farò riferimento a questi due modelli, le indicazioni e i suggerimenti sono validi, in linea di massima, per qualunque telecamera. Quello che vogliamo creare è un sistema di videosorveglianza per la casa, collegato a internet, accessibile dal PC e dallo smartphone. Dopo l’installazione potrete vedere le immagini riprese dalle videocamere da qualsiasi computer, che vi troviate a pochi chilometri da casa o dall’altra parte del mondo, e anche dal vostro smartphone.

Il principio di funzionamento è molto semplice e necessita, oltre alle telecamere stesse, una connessione a Internet sempre attiva. Se questi requisiti sono soddisfatti, non dovrete sborsare un euro in più per creare il vostro personale sistema di videosorveglianza. Una volta configurato, le telecamere verranno collegate a Internet e tramite il browser (come Internet Explorer, Firefox o Google Chrome) potrete non solo vedere le immagini che stanno riprendendo, ma anche controllare, cambiando per esempio l’inquadratura (se la videocamera lo permette). Nel caso della Foscam FI8910W, sarà per esempio possibile ruotarla a destra e sinistra (300°) e in alto e in basso (120°).

Per proiettare la telecamera su Internet bisogna banalmente collegare alla propria connessione Internet, come fareste con un altro computer. Praticamente qualunque telecamere IP è dotata di un connettere di rete Ethernet, che dovrete usare per collegarla tramite un cavo al vostro modem router. Una volta fatto, tramite un computer eseguirete un software che rileverà la telecamera e la installerà, cioè la configurerà in maniera tale da funzionare tramite Internet. Una volta concluso il programma d’installazione potrete scegliere se lasciarla collegata al cavo di rete o continuare a usarla in modalità Wireless. Questa scelta è determinata dal modello di telecamera, cioè se ha o non ha la possibilità di funzionare in Wi-Fi, e la scelta stessa dovrebbe dipendere da dove vorrete collegarla. In poche parole, una telecamera dotata di Wi-Fi potrà essere posizionata facilmente in qualunque posto della vostra casa fin dove arriva la rete Wi-Fi del vostro modem router. Una con solo connettività Ethernet dovrà dipendere da un cavo di rete. Il suggerimento, in questo caso, è di scegliere sempre un modello Wireless come la Foscam – oggi la maggior parte delle IP Cam offre la connessione Wi-Fi. Assicuratevi però che la posizione in cui vorrete installarla sia coperta dal segnale Wi-Fi. Se molto probabilmente non avrete problemi finché rimarrete in casa, se vorrete installare anche una telecamera da esterno fareste bene a verificare prima.

Ora che la telecamera è connessa alla vostra rete casalinga, come potremo collegarci dall’esterno, tramite Internet? Ogni telecamera, così come un altro apparecchio collegato a una rete Wi-Fi (un notebook, un NAS, lo smartphone) ha un nome. Questo nome è l’indirizzo IP, cioè un quartetto di numeri a tre cifre (es. 192.168.001.200). Questo nome/numero viene assegnato automaticamente dal vostro modem router o può essere scelto da voi stessi, così che non cambi nel tempo (se assegnato automaticamente può cambiare). Anche il vostro modem router, che è l’apparecchio collegato a Internet e tramite cui potete accedere a Internet ha un nome/numero, sempre composto da un quartetto di numeri a tre cifre.

Ora facciamo un esempio per cercare di spiegare, in maniera semplice, il processo di comunicazione. In questa prima situazione immaginate di trovarvi a casa vostra, con la telecamera e un notebook collegati alla stessa rete Wi-Fi, e tramite il notebook vorrete vedere le immagini riprese dalla telecamera. Sappiamo che la telecamera ha un nome (es. 192.168.001.200), quindi tutto quello che dovrete fare è digitare nel browser il nome della telecamera, cioè 192.168.001.200. Quello che vi comparirà è una schermata da cui vedrete le immagini e i comandi per controllare la telecamera.

Ora immaginiamo una seconda situazione in cui non siete a casa vostra ma siete in ufficio. In questo caso se inserirete nel browser il nome (IP) della telecamera, otterrete solo una schermata di errore. Il motivo è che non vi trovate sulla stessa connessione Internet. Quello che dovrete fare sarà quindi inserire nel browser, non il nome (IP) della telecamera, ma quello del vostro modem router, a cui è collegata la telecamera, che poi si occuperà di mettervi in contatto direttamente con la telecamera. Provate a pensare al modem router come un centralino, che chiamate e a cui chiedete di mettervi in contatto con una persona. Questo è proprio quello che succede, ma siccome non si tratta di una persona, per fare questa operazione dovete usare quello che si chiama “port forwarding”. In questo caso posso darvi solo alcune indicazioni, dovrete fare riferimento alla guida del vostro modem router per impostare il port forwarding. Il concetto di funzionamento del port forwarding è proprio quello del centralinista, con la differenza che direte in anticipo al vostro modem router (il centralino) con quale persona (apparecchio) vorrete comunicare. In questo modo, ogni volta che da fuori casa aprirete il browser e inserirete il nome (l’IP) del vostro modem router, lui vi metterà direttamente in contatto con la telecamera, perché nella configurazione del port forwarding avete impostato come destinazione il nome (IP) della telecamera (192.168.001.200, nel nostro esempio).

Una volta capito questo funzionamento, l’installazione è quasi ultimata. Dovrete solo superare un ultimo ostacolo. Proprio come il vostro modem router assegna automaticamente un nome (numero IP) a ogni apparecchio che collegherete, anche il nome del vostro router viene assegnato automaticamente, e da un giorno all’altro può cambiare. Per sapere il l’indirizzo IP della vostra connessione (il nome del vostro router) potrete, per esempio, aprire il browser e visitare www.whatismyip.com e vedrete comparire un quartetto di cifre (per esempio 151.66.89.54). Ora che sapete il vostro IP, potete digitarlo nel browser da qualsiasi parte del mondo per collegarvi al vostro modem, il problema è che questo nome può cambiare da un momento all’altro e l’unico modo per conoscere il nuovo nome (il nuovo IP) è essere collegati a internet tramite quel modem, quindi dovrete trovarvi a casa. Capirete che non è molto comodo, e un sistema di videosorveglianza sarebbe anche abbastanza inutile se dovrete essere a casa per usarlo. La soluzione, in questo caso, è doppia. Potrete acquistare un IP fisso, cioè un servizio che vi assicura che il nome del vostro modem router non cambia. Questa soluzione però vi costerà, e nemmeno poco, ma è un sistema sicuro che dovrete considerare soprattutto se avete necessità di un sistema di videosorveglianza sicuro. Non che il secondo sistema di cui vi parlerò ora faccia acqua da tutte le parti, ma in base a quello che vorrete sorvegliare, fareste bene a pensare se non sia il caso di spendere per avere un IP fisso.

Il secondo sistema si basa sull’uso di un IP dinamico, cioè del nome che può cambiare, con l’ausilio però di un sistema in grado di tenere sotto controllo il nome del vostro modem e di applicare le modifiche necessarie nel momento in cui il nome cambia. Sto parlando dell’uso di un servizio Web, per esempio quello che potrete usare gratuitamente (dopo registrazione) su www.no-ip.org, un Dynamic DNS. Anche in questo caso il funzionamento non è difficile da comprendere. Il servizio vi offre la possibilità di scegliere e abbinare a un indirizzo web, per esempio www.technoidentity.no-ip.org l’indirizzo IP della vostra connessione casalinga (il nome del vostro modem). In questo modo, quando vi troverete in ufficio, non dovrete ricordarvi l’insieme di cifre che compongono l’indirizzo IP di casa vostra, ma nel browser dovrete inserire il nome, facile da ricordare, che avete scelto. Ecco che quanto digiterete www.casamia.no-ip.org la vostra chiamata partirà, andrà su no-ip.org, che come un centralino la girerà al vostro modem router, che a sua volta la girerà alla telecamera. Sembra complesso, ma tutto il processo sarà autonomo e trasparente. L’unica cosa che dovrete ricordarvi è l’indirizzo www che avete scelto. L’unico accorgimento è che dovrete avere un software sempre funzionante che scaricherete da no-ip.com (o altri siti che offrono il servizio di Dynamic DNS) che a intervalli regolari controllerà il vostro indirizzo IP di casa e lo aggiornerà quando cambierà.

Mi rendo conto che sembra molto complesso, soprattutto se siete a completo digiuno di tecnicismi su come funziona una rete, ma dopo tutto si tratta solo di poche configurazioni che permettono di far rimbalzare la chiamata da un dispositivo all’altro fino a raggiungere quello voluto, cioè le nostre telecamere.

Le telecamere Foscam provate offrivano anche un’applicazione per iPhone da cui poterle facilmente controllare. Oltre a ruotarle potrete anche attivare la visione a infrarossi notturna, scattare istantanee, impostarle perché al rilevamento di un movimento facciano partire la registrazione o scattino una foto da inviarvi direttamente in mail. Hanno anche l’audio two-way, cioè potrete ricevere l’audio ma anche inviarlo – nella malaugurata ipotesi in cui vorrete cercare d’intimidire un ladro che si è introdotto a casa vostra e che state osservando dall’ufficio. In questo caso vi suggerisco un approccio che faccia leva sul senso civico, con frasi del tipo “sono la tua coscienza, pentiti di quello che stai facendo!”.

Con circa un centinaio di euro potrete quindi acquistare una IP Cam e configurare il vostro personale sistema di videosorveglianza. L’unico punto debole di un’istallazione di questo tipo riguarda proprio la sua dipendenza da Internet e dall’elettricità. Sistemi antifurto professionali prevedono spesso sistemi di connessione cellulare e batterie di backup che gli permettono di funzionare anche senza elettricità e connessione. Nel cado del sistema fai-da-te, se i malintenzionati staccassero la corrente tutto il sistema smetterebbe di funzionare, così come se la connessione Internet venisse a mancare, voi non potrete accedere al sistema di videosorveglianza. Prevedere dei sistemi di backup sarebbe impossibile per una configurazione di questo tipo, quindi pensate bene a quello di cui avete bisogno. Se volete qualcosa in più da affiancare al vostro sistema di allarme, allora un paio di telecamere IP sono sufficienti. Se dovete proteggere tanta ricchezza, allora un sistema professionale è la scelta migliore, nonostante vi costerà ben oltre un centinaio di euro.

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Come Trasferire un Segnale AV Tramite il Cavo di Rete

Ci sono varie soluzioni per trasferire un segnale audio e video a lunga distanza, da un PC a un monitor o una TV posta in un’altra stanza. Il più semplice e intuitivo è ovviamente quello di usare un cavo lungo, ma il principale problema di questa soluzione è la degradazione del segnale durante il percorso che non permette, se non con l’uso di appositi amplificatori, di usare un cavo troppo lungo. La soluzione più elegante è quella di usare un trasmettitore Wi-Fi, che evita di dover stendere per la casa metri di cavo, ma il problema principale di questa soluzione è la portata, che diminuisce proporzionalmente al numero e tipo di ostacoli che il segnale deve oltrepassare, come muri o pavimenti.

La soluzione offerta dal prodotto di cui parliamo in questo articolo è di tipo cablato, ma non usa un cavo VGA, DVI o HDMI, ma bensì un cavo di rete. Un classico Cat 5 / 6, i cavi che usiamo per connettere i PC a Internet, per intenderci.

Il vantaggio di questo prodotto è che integra un amplificatore di potenza e permette di raggiungere lunghe distanze. Inoltre un cavo di rete è più flessibile e morbido rispetto un cavo video, e può essere anche inserito facilmente all’interno delle canaline elettriche di casa se l’obiettivo è un’installazione fissa. Vi ricordo che teoricamente i cavi di rete dovrebbero viaggiare lontani dai cavi elettrici per evitare interferenze, ma in ogni caso è una soluzione più flessibile se stiamo parlando di un’installazione cablata.

Il prodotto usato per la prova è il Techly VGA Extender, che come dice il nome si basa su un connettore VGA per acquisire il segnale, ma funziona senza problema con degli adattatori ed è in grado di gestire un segnale Full HD. Il funzionamento è basilare, così come il contenuto della confezione che non va oltre il trasmettitore, il ricevitore e i due alimentatori.

Il trasmettitore si posiziona tra la scheda video e il monitor. Un cavo VGA (o di altro formato con un adattatore) esce dalla scheda video e si connette al trasmettitore. Un altro cavo va dal trasmettitore al monitor, così da vedere sempre quello che si vuole trasmettere. Questo cavo non è obbligatorio se alla scheda video avete collegato un monitor su un’altra uscita video. Poi bisogna collegare il cavo Ethernet che correrà fino al ricevitore.

Quest’ultimo, più piccolo, si collega al monitor o TV che deve ricevere il segnale. Il funzionamento è basilare, non servono driver e non c’è la necessità di agire su impostazioni particolari. Una volta effettuato il collegamento fisico il segnale viene trasferito. Il ricevitore è dotato di due regolatori, identificati con le etichette “Gain” e “Peek”. Se il segnale non è abbastanza forte o è disturbato, condizione che si traduce in un’immagine poco definita, basta aumentare il gain e il peek per migliorarla. Basta fare qualche tentativo girando di pochi millimetri i due regolatori e vedere come cambia l’immagine.

Questo prodotto fa il suo dovere e permette di raggiungere una distanza elevata, almeno 100 metri con un segnale HD. Se vi accontentate di una risoluzione minore, allora la distanza aumenta. Non costa però, circa 100 euro, e non include alcun cavo o adattatore. Posso consigliarlo per un’installazione professionale, mentre consideratene l’uso in condizioni casalinghe solo quando gli altri sistemi più a buon mercato (Wireless o cavo lungo) non vi permettono di raggiungere il risultato sperato.

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Come Funziona un Dissipatore

In questo articolo spiegherò in maniera semplice come funziona un dissipatore per processori, da cosa è composto, e quali sono le caratteristiche da tenere in considerazione che fanno la differenza. Una CPU, per via delle corrente che circola al suo interno, si scalda, ed è necessario raffreddarla per evitare che raggiunga un punto di surriscaldamento tale da compromettere il corretto funzionamento. È tutta una questione di fisica, ma siccome non voglio tenere una lezione di fisica, cercando di non banalizzare troppo posso dire che l’energia si converte in varie forme, una delle quali è il calore, e siccome non si può “distruggere”, bisogna trovare il modo di spostarla altrove.

Il calore deve essere quindi rimosso dalla CPU e trasferito da un’altra parte, e nel caso di un dissipatore il primo elemento è la base del dissipatore, un blocco di metallo che viene messo a contatto con la superficie del processore. A sua volta la base del dissipatore è collegata a un gruppo lamellare, cioè degli elementi, sempre in metallo, sottili e disposti secondo differenti disegni, che creano le differenti forme dei dissipatori. Il calore passa quindi dalla base del dissipatore alle alette, che vengono poi raffreddate da una ventola, cioè il calore viene “spinto” via dalla superficie del dissipatore e trasferito all’aria.
Con in mente questo processo di funzionamento che permette di spostare l’energia, quindi trasferire il calore e raffreddare le CPU, rispondiamo ad alcune domande.

Prima di tutto perché bisogna usare il metallo, e soprattutto quale metallo, per raffreddare una CPU? Non basterebbe soffiarci semplicemente addosso con una ventola?
La risposta in questo caso riguarda la conduttività termica dei materiali, cioè la capacità di un materiale di condurre calore. La conduttività termica dell’aria è pessima, quindi non è sufficiente per trasferire, togliere il calore dalla CPU, anche perché il calore è decisamente elevato. È quindi necessario usare dei materiali in grado di trasferire calore in maniera più efficiente. Questo è il motivo per cui i dissipatori sono fatti in metallo e non in legno o altri materiali. I metalli più usati sono due, l’alluminio e il rame. Il rame ha una conduttività migliore dell’alluminio, ma costa di più, mentre l’alluminio è più economico. Questo è il motivo per cui spesso viene usato il rame per la base e l’alluminio per il gruppo lamellare, ma ci sono anche prodotti completamente in rame.

Perché i design dei dissipatori sono differenti e di diverse dimensioni?
Uno dei fattori importanti per un dissipatore è l’area di dissipazione. Maggiore è l’aria di dissipazione, meglio si trasferisce e si dissipa il calore, quindi è tendenzialmente più efficiente. Questo è il motivo per cui i dissipatori sono composti da tante lamelle sottili, perché la somma di tutte quelle lamelle crea un’area di dissipazione molto ampia.

Perché è importante la ventola?
Il calore passa dalla base al gruppo lamellare, che si scalda, e come abbiamo detto prima bisogna spostare il calore da qualche altra parte, ed è qui che entra in gioco la ventola che ha il compito di far passare l’aria attraverso le lamelle. Così come la base del dissipatore è ha contatto con la CPU e il calore viene trasferito tramite il contatto delle superfici, anche l’aria che entra in contatto con le lamelle permette di trasferire il calore tra i due elementi, e siccome le molecole dell’aria sono in movimento queste trasportano il calore lontano dal dissipatore.

Cos’è e perché serve la pasta termica?
La pasta termica è, come dice la parola, una pasta, cioè un elemento semi-solido (più o meno in base al tipo), che viene posto tra la superficie del processore e la base del dissipatore. Il motivo è che le superfici non sono perfettamente lisce, è una questione microscopica, quindi l’obiettivo della pasta termica è migliorare il contatto tra le superfici, eliminando le sacche d’aria, migliorando quindi il trasferimento di calore.

Cosa sono le heatpipe?
Sicuramente avrete sentito parlare di questi elementi che si chiamano “heatpipe”, non voglio spiegare ora il funzionamento, vi basti sapere che sono degli elementi che permettono di trasferire più velocemente ed efficientemente il calore dalla base alle alette, rendendo quindi i dissipatori più efficienti.

Questo è il funzionamento di un dissipatore e i principali elementi di cui è composto. Quindi quali sono gli elementi da tenere in considerazione quando si sceglie un dissipatore e che incidono sulle prestazioni?
-La superficie di dissipazione. Più l’area che si riscalda è ampia, maggiore è il potenziale di raffreddamento.
-I materiali. Il rame ha il doppio della conduttività termica dell’alluminio. In questo caso non fermatevi alle apparenze, perché anche se in natura il rame ha il suo tipico colore, a volte viene ricoperto da uno strato di altri materiali, come il nickel, che cambia il colore. Guardate sempre le specifiche tecniche per sapere i materiali.
-Quantità di heatpipe e diametro. Di base possiamo dire che più sono le heatpipe e maggiore è il diametro, migliore sarà il trasferimento di calore.
-Ventole, più potenti sono le ventole o la quantità è maggiore, più elevato è il potenziale di raffreddamento, ma in questo caso il risvolto negativo è la rumorosità, che sarà maggiore.

Ora che sapete cosa tenere in considerazione quando si sceglie un dissipatore, voglio ricordare che non sempre è necessario acquistare un dissipatore aftermarket. Se non si fa overclock o non si hanno specifiche necessità, quello standard è sufficiente a tenere la CPU a una temperatura corretta per il suo funzionamento.

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Come Utilizzare eBay e Paypal per Comprare

Per effettuare i vostri acquisti su eBay nella massima sicurezza e protezione dalle truffe è necessario prima di tutto eseguire la transazione all’interno della piattaforma e diffidare dai venditori che propongono scambi con qualsiasi altro metodo, in quanto per gli oggetti e i beni acquistati fuori dal sito non valgono i sistemi di tutela e di assistenza che eBay mette a disposizione gratuitamente a tutti i suoi iscritti.

Per procedere fisicamente all’acquisto bisogna prima di tutto registrarsi al sito tramite l’apposito modulo che si trova in home page, e accettare l’Accordo per gli utenti. Subito dopo è possibile navigare tra le pagine del sito alla ricerca di oggetti interessanti, che sono messi in vendita sia con il sistema dell’asta che sia con la dicitura Compralo Subito.

Nel caso in cui decidiate di acquistare un oggetto tramite un’asta potete o lanciare una singola offerta o inserire direttamente la cifra massima che siete disposti a pagare per il bene, e lasciare che il sistema rilanci automaticamente al posto vostro fino a raggiungere la vostra cifra limite. Ricordate di tenere sempre sott’occhio l’andamento dell’asta e la data di scadenza.

Nel caso in cui vi siate aggiudicati un oggetto con un’asta o lo abbiate comprato con il sistema Compralo Subito, è necessario provvedere al pagamento in tempi brevi, ed è sempre preferibile scegliere un sistema di pagamento elettronico certificato come PayPal. Ad oggetto aggiudicato e a pagamento avvenuto riceverete delle email di conferma da parte del sistema e i dettagli della spedizione da parte del venditore.

PayPal è il sistema di pagamento elettronico più diffuso al mondo che ha drasticamente ridotto il rischio di truffa nell’ambito degli scambi elettronici, in quando permette di ricevere e di inviare pagamenti elettronici ovunque nel mondo, in grande sicurezza e con la massima protezione. Tanti, infatti, sono i servizi di supporto che PayPal mette a disposizione degli utenti, che spesso consentono di chiudere eventuali controversie con la soddisfazione di entrambe le parti in causa.

Per pagare un oggetto (o ricevere denaro) con PayPal è sufficiente essere iscritti al sito ed aver selezionato il sistema di “ricarica” del conto PayPal. Nel caso di pagamento con carta di credito, per la massima sicurezza dei titolari di carta PayPal ha escogitato un sistema di verifica della carta che prevede un piccolo addebito sulla carta di circa 1,5 euro (che verrà poi restituito) e il conseguente inserimento nel sito, come codice di verifica, di un codice numerico che appare nell’estratto conto della carta di credito in relazione al piccolo prelievo.

Una volta iscritti al sito e impostato il sistema di pagamento, la maggior parte delle transazioni su eBay possono essere pagate direttamente dalla pagina eBay nel caso in cui anche il venditore abbia PayPal (e nel 99% dei casi ce l’avrà), altrimenti si può effettuare il pagamento “manualmente” e inviare una somma di denaro semplicemente utilizzando l’indirizzo email del ricevente.

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Come Funziona il Telemarketing

Telemarketing è un termine che può essere utilizzato per identificare sia l’attività di marketing che viene svolta da un call center, sia il call center stesso, che può essere situato all’interno dell’azienda o appaltato in outsourcing.

Caratteristiche
Sostanzialmente, per telemarketing si intende l’attività di contatto telefonico tra l’azienda e il cliente (che sia attuale o potenziale) operato da personale addetto e con finalità di tipo commerciale, ad esempio la vendita di servizi e prodotti o la promozione di determinate attività o prodotti aziendali. In tanti casi, se la telefonata ha un esito positivo l’operazione si conclude con una visita a domicilio o nei locali dell’azienda per la finalizzazione della vendita.
Sono due, le modalità operative tramite le quali il call center svolge le due attività ti telemarketing, ossia outbound e inbound. Nel primo caso è l’operatore che si occupa di contattare il cliente, solitamente utilizzando delle liste telefoniche fornite dalla stessa azienda. Nell’altro caso invece sono i clienti che chiamano il call center solitamente passando attraverso un numero verde: in questo caso l’operatore, oltre ovviamente a rispondere alle richieste o ai quesiti posti dal cliente, deve anche cercare di dare alla telefonata un’impostazione commerciale, seguendo quindi i fini perseguiti dall’azienda.
Gli operatori di un call center impegnati in attività di telemarketing hanno a disposizione alcuni strumenti di lavoro, tra cui ovviamente un sistema telefonico (che nei moderni call center è costituito da un computer e da speciali cuffie), una lista di numeri da chiamare e uno script da seguire per l’impostazione della conversazione.

Figure professionali
Sono quattro, le figure professionali che nella maggior parte dei casi si possono incontrare in un call center dedito ad attività di telemarketing
-Operatore
-Team Leader
-Supervisor
-Responsabile
Le prime due figure professionali sono quelle che si occupano in modo attivo della gestione delle telefonate e dell’inserimento a sistema dei dati ottenuti con la chiamata. Il team leader ha anche la responsabilità dell’operato di un piccolo o grande gruppo di operatori, di cui deve coordinare l’attività e supervisionare la qualità del lavoro. Il supervisor e il responsabile, invece, lavorano su livelli più alti e hanno il compito di selezionare e formare il personale, organizzare meeting e riunioni, elaborare report sulle attività svolte e coordinare le attività del reparto telemarketing con tutti gli altri comparti aziendali.

Script
Lo script è, sostanzialmente, il testo che l’operatore è tenuto a seguire durante il corso della telefonata. Nel caso di telemarketing outbound solitamente è composto da una presentazione dell’azienda o del prodotto commerciale che si intende promuovere, seguita da un’intervista che l’operatore effettua al cliente, a sua volta seguita da una fase chiamata “motivazione” durante la quale l’operatore, basandosi sui risultati dell’intervista appena conclusa, deve valutare l’effettivo interesse del potenziale cliente nei confronti dell’oggetto della campagna di marketing. Nella fase di chiusura l’operatore deve poi cercare di portare a termine la telefonata cercando di dare la massima spinta commerciale e cercando soprattutto di ottenere dal cliente un consenso esplicito all’attivazione dell’offerta o del servizio.
Lo script nasce per dare modo all’operatore di concentrare la sua attenzione sul cliente, in modo che possa instaurare un rapporto il più possibile personalizzato con il potenziale cliente, a partire dal ritmo della telefonata e al tono di voce utilizzato.
Va comunque sottolineato che l’imposizione di uno script viene vissuta, dalla maggior parte degli operatori telefonici, come una costrizione spesso alienante e spesso viene modificato dall’operatore in base alle proprie inclinazioni.

Normativa
Le recenti normative riguardanti la privacy hanno cercato di regolamentare, ovviamente in modo restrittivo, la creazione e l’utilizzo delle liste di numeri di telefono che vengono utilizzate dai call center delle aziende di telemarketing. Fino al 2008, infatti, la normativa vigente vietava alle aziende di telemarketing l’utilizzo dell’elenco telefonico per lo svolgimento delle loro attività, limitando la possibilità di contatto solo a chi abbia esplicitamente dato il proprio assenso alla possibilità di essere contattati telefonicamente per scopi commerciali.
L’assenso può essere dato o nei confronti di una singola azienda oppure a qualsiasi attività con finalità commerciale. Se da una parte questa normativa ha limitato l’uso indiscriminato che certe aziende facevano dell’elenco telefonico, dall’altro ha arrecato notevoli difficoltà al reperimento di contatti per le aziende, che si sono trovate a dover avviare campagne di marketing specifiche per la raccolta dei dati, ad esempio tramite raccolte di punti o concorsi a premi. Solitamente le liste così ottenute suddividono i contatti in base al sesso, all’età, alla fascia sociale e alle potenzialità commerciali di ogni attività.